ISCHIA, ischia, IsChIa, iScHiA
Hotel Delfini
L'angolo suggestivo di Ischia; nello scenario unico e inimitabile della Baia di Cartaromana, cornice del borgo antico della città con il Castello Aragonese e la Torre di Michelangelo sentinelle del passat
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Testo del necrologio presente sul sito
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La sismologia è stata duramente colpita con la morte di uno dei più
anziani e benemeriti Direttori d'Osservatori Geodinamici: il Prof. G.
Grablovitz.
Nato nel 1846 in terra non libera, inspirato da sentimenti nazionali,
assunse trentenne la cittadinanza italiana quando la sua città natale,
Trieste, doveva per oltre quarant'anni rimanere ancora oppressa dallo
straniero.
Un immane catastrofe (Casamicciola 28 luglio 1883) doveva dare origine
alla sua carriera. Studioso di fisica cosmica e terrestre, attirò su se
l'occhio della Commissione Reale Geodinamica nominata in seguito a quel
disastro. Fu chiamato in suo seno, e n el
1885, quando il Parlamento decise sorgesse in Italia e nell'isola
d'Ischia a Casamicciola il primo Osservatorio Geodinamico, considerato
che il Grablovitz aveva qualità di ricercatore e di organizzatore, fu
giudicato degno di fondarlo e dirigerlo.
La costruzione dell'Osservatorio di Casamicciola andò per le lunghe
ostacolata da mille avversità edilizie; perché nell'attesa, il prof.
Grablovitz dovette impiantare il servizio sismico in una stazione
provvisoria a Porto d'Ischia. Successe che la zona attorno gli offrisse
tale campo d'indagini, che si può dire la sede prediletta dei suoi
lunghi studi fu più Porto d'Ischia che Casamicciola; e anche quando il
vero Osservatorio principiò a funzionare, egli abitò sempre presso la
stazione di Porto d'Ischia.
L'attività del Grablovitz rifulse in vari rami della geofisica, ma più
particolarmente nella Sismometria. A quei tempi gli strumenti sismici
erano pochi, primitivi e per lo più avvistatori empirici. I pochi
registratori davano grafici confusi, indecifrabili, che scientificamente
rappresentavano pressocché nulla. Fu lui ad indicare la giusta via per
ottenere dei sismogrammi leggibili; lui a sostenere il principio del
punto fermo e delle tre componenti : due orizzontali, la terza
verticale; lui a dividere gli apparecchi da servire gli uni per onde
rapide, gli altri per quelle lente. Alle prime destinava i già esistenti
pendoli verticali corti ( modelli Cecchi e Brassart), alla registrazione
delle onde lente destinava i livelli geodinamici ed un'apparato da lui
stesso ideato e cioè la Vasca Sismica. Più tardi col modificare e
rendere registratori i pendoli orizzontali del Rebeur Paschwitz,
risolveva il problema di catturare con un solo apparecchio le onde
sismichge di svariate lunghezze. Tutti convengono che i pendoli
orizzontali del prof. Grablovitz costituiscono il punto di partenza dei
più sensibili sismografi moderni. Certo in oggi, gli enormi progressi
fatti dalla sismometria hanno reso inutili gli strumenti della scuola
passata creati con minimi mezzi, qundi inutili i Cecchi, i Brassart, gli
stessi Grablovitz; ma non dimentichiamo che essi segnarono l'inizio di
un'era novella, e dimostrarono anche in questo ramo della geofisica il
primato d'Italia.
Il prof. Grablovitz insisteva a generalizzare la convinzione che senza
strumenti precisi e senza un tempo cronometrico, i diagrammi più
perfetti perdono nove decimi della loro utilità. Ed in più di una
occasione mostrò che, migliorato il servizio strumentale, e provveduto
alla cognizione dell'ora, le calcolate velocità di propagazione
crescevano al doppio del primitivo valore. Così il problema della
determinazione della distanza epicentrale cominciava a delinearsi
possibile.
Grazie alle sue doti inventive, seppe costruire da se i suoi sismografi,
ed era così grande la sua abilità strumentale e così soda la sua
preparazione matematica, che anche con gli strumenti rudimentali in sua
mano, traeva dati che potevano competere con quelli dei più moderni
perfezionati apparecchi dei grandi Osservatori esteri.
Nella sua produzione sismologica buona parte delle memorie è presa dalla
descrizione degli apparecchi da lui ideati ; altre trattano come
dovrebbero essere impiantati gli Osservatori e fatte le osservazioni;
altre costituiscono elenchi e monografie di terremoti, di periodi
sismici, di microsismi, di analisi dei diagrammi, di relazioni, di
pareri ecc.
Mi indugio sulla produzione nel campo della sismometria per far noto
che, in qualunque suo capitolo, fosse sorto nuovo quesito o conflitto di
idee, egli sapeva risolverlo con l'acume del suo ingegno. Ne porge un
esempio elegante la tesi dell'escursione verticale delle onde sismiche
lente. Pareva ad un egregio sismologo che le oscillazioni lente fossero
dovute ad inclinazioni del suolo, ciò che corrispondeva ad attribuire
all'escursione verticale delle onde lente un'ampiezza fino a mezzo
metro. Il Prof. Grablovitz con un'indagine sperimentale che a suo onore
vogliamo ricordare, dimostrò che ciò non succedeva. Su di un bilanciere,
a periodo lento atto ad imitare il presunto moto verticale del suolo,
montò una spirale a periodo breve. Mostrò che la spirale seguiva il moto
verticale lento del bilanciere con un'elongazione assai notevole.
Siccome la spirale in occasione delle onde lente del suolo, di egual
periodo, segnò ampiezze di gran lunga minore, così poté costringere
logica concludere che anche nelle onde lente l'escursione verticale e
molto, molto esigua.
Le sue idee sull'organizzazione sismica erano all'incirca le seguenti :
accentramento di direttiva tecnica, e cioè presso il R. Ufficio Centrale
di Roma di un Istituto sismografico per sperimentare e confrontare con
unità di metodo tutti i tipi di strumenti sismici che finora diedero
risultati positivi. Il detto Istituto avrebbe anche da sanzionare
l'opera degli Osservatori della rete sismica concretandone gli scopi.
Tale rete sismica avrebbe dovuto essere composta di una cinquantina di
stazioni equamente distribuite a distanze reciproche prevalenti di 100 -
150 km. Può a prima vista parere esagerato questo numero, ma il
Grablovitz lo giustifica in quanto egli non aveva solo di mira la
registrazione dei terremoti lontani, ma voleva approfondire lo studio
dei terremoti italiani e quello della determinazione degli epicentri.
Vogliamo adesso considerare l'opera del prof. Grablovitz in altri rami
della geofisica.
Dotato di profonda cultura astronomica poté tra le atre indagini (1)
studiare con competenza la frequenza dei terremoti in relazione
all'angolo orario della luna, ed i rapporti che esistono tra i
microsismi e l'azione luni-solare. Costruì orologi solari e tali che,
prima dell'introduzione della radio, gli fornivano dati orari
sufficientemente esatti. Costruì planisferi, ossia carte geografiche
mondiali per un uso geodinamico, le quali danno le distanze e le
direzioni azimutali dei vari luoghi da servire alla determinazione della
distanza epicentrale. Costruì diversi grafici dell'isola d'Ischia a
servizio della geofisica. Si occupò del difficile problema della
deformazione periodica della parte solida del globo terrestre dovuta
all'attrazione luni-solare, e dell'altro problema non meno complicato
dei bradisismi. istituì nell'isola una rete di punti
geodinamici-trigonometrici con l'indicazione delle rispettive quote
altimetriche, e degli azimut reciproci.
Ciò lo riportò a studi che già gli erano prediletti, dico gli studi
mareografici (2). Vi contribuì con numerose pubblicazioni e con
l'impianto di un mareografo, tipo Thomson, a Porto d'Ischia, del quale
per trentasette anni seguì le registrazioni. Rilevò così gli elementi
mareometrici dell'isola che non è sterile, qui ricordare. Consistono in
otto onde periodiche principali delle quali l'onda media lunare
semidiurna ha un'ampiezza di 24 cm. e 10 cm. quella dell'onda media
solare. La prima raggiunge il suo massimo da 9 a 10 ore dopo il
passaggio dell'astro al meridiano. Nel novilunio e plenilunio sale a 34,
ai quarti di luna scende a 14 cm.
Lo spoglio dei diagrammi ed il loro confronto coi capisaldi vicini, gli
accertarono un progressivo abbassamento del lato orientale dell'isola,
in possibile connessione coi fenomeni sismici locali e col bradisismo di
Pozzuoli. Insisteva perché si ripetessero le livellazioni di precisione,
insisteva perché si studiassero le oscillazioni periodiche della
superficie terrestre mediante i pendoli orizzontali. Anzi suggeriva che
tali pendoli fossero impiantati lontano dalle azioni di marea ; per
l'Italia presso il lago Trasimeno. Gli stava a cuore vedere confermata
una sua giovanile teoria secondo la quale nelle maree entrano in modo
preponderante le oscillazioni del suolo impresse nei punti più
flessibili delle crosta terrestre dall'attrazione del sole e della
luna.a.
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